Dopo tanto tempo, a festeggiare il primo anno di officine, abbiamo aperto il nuovo blog, più veloce, carino e soprattutto SEMPLICE da utilizzare.
Grazie ancora per la pazienza e l'entusiasmo con i quali ci seguite.
Nico
Ero indecisa tra testo nostrano...De Andrè /bocca di rosa/ e uno straniero...che poi è la mia canzone preferita /november rain/
La chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore metteva l'amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant'Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C'e' chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne' l'uno ne' l'altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all'altro
bocca di rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d'iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all'invettiva.
Si sa che la gente da' buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da' buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
"Il furto d'amore sarà punito -disse-
dall'ordine costituito".
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare".
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e' una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l'accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c'erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.
C'era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
"Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera".
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.
della seconda dei guns n' roses beccatevi il video
http://www.youtube.com/watch?v=siBoLc9vxac
Stridore,gemito, sordo rintocco è un ronzare che tribola e profana ancora oggi il silenzio del mio sonno.
Martella le mie tempie, pulsa vibrante, ossessivo,graffiante, inesorabile, febbrile, acuto, agghiacciante: Frenata sull'asfalto bagnato.
Un istante di un giorno come tanti e mi ritrovo a terra.
Sbattuta,stordita, confusa. Sento un bruciore, l'epidermide avvampa arrossata, mondata al tempo stesso dalla pioggia, ma la sento rovente, ardente, scottante. Caldo, fluido stilla come un liquor vermiglio, purpureo che impregna la mia gamba escoriata, cosparge le mie abrasioni e trasuda da i miei jeans. L'epitelio è come flogos, le ossa indolenzite.Una fitta serra il mio petto in una morsa soffocante, lancinante, diffusa, viscerale e al tempo stesso cutanea, non lascia tregua, è uno spasmo truce, implacabile crocifigge il mio corpo e mi affana il respiro, lo soffoca, .
Ho la fronte imperlata di sudore, le mie guance sono di fuoco e al tempo stesso contrazioni inconsulte, repentine, si insinuano sino a pervadere il mio corpo, lo fann
o pulsare, fremere,tremare, lo scuotono. Il battito del mio cuore è impazzito, è un tamburo beffardo, frenetico, incalza prepotente,non mi permette di pensare,una supernova di adrenalina si scioglie nelle mie venne e trabocca fagocitando la mia residua calma. é tutto amplificato il calore, il mio cuore, le voci concitate intorno, la paura, la paura maledetta che toglie il fiato e mozza il respiro. Lo stomaco è arrovellato, attanagliato,sento il peso di un macigno nell'addome,un conato di nausea nei gorghi turbinosi delle viscere.
Sento una tensione palpabile, e l'aria si è fatta come elettrica.
Lacrime salate mi appannano la vista, sento tutto così inarrestabilemente veloce dentro di me e fuori di me, eppure io sono immobile, non riesco a muovermi, e l'asfalto freddo che accarezza la mia guancia sembra quasi un refrigerio, un conforto. Acqua dal cielo, acqua dagli occhi, acqua davanti a me. Il dolore è una lama tagliente che ti pugnala alle spalle mentre sei più inerme, è una spina conficcata nella carne profonda, vi affonda avidamente, brama la tua pelle,è una scheggia conficcatasi in profondità, impossibile da estrarre, è un sudario che ti avvinghia così stretto, non lascia traspirare i tuo epitelio, lo esaspera, lo imbeve di sudore, lambisce turpe ogni compagine di pelle, striscia subdolamente dentro di te, penetra silenziosamente dappertuto, nei tuoi tessuti vitali, nei tuoi visceri, nel tuoi ventricoli, nelle meningi del tuo cervello, le contamina come un virus, si inocula larvatamente nei mendri più nascosti, si nutre, assimila, succhia le tue forze,lascia indelebile le sue stigmate nel ricordo, scortica la tua anima e vi scalfisce una ferita, un aborto sanguinolento nel tuo pensiero.
É la brutale fisicità del dolore che ti brucia dentro, c'è un'intima correlazione tra materia e pensiero, corpo ed anima.
Una mano salda stringe la mia, due occhi chiari fissano i miei, si avvicinano al mio viso,il loro colore cristallino mi consola, una voce roca e sommessa mi sussurra “Stai tranquilla, sono un medico, penserò io a te”.
In lontananza una sirena d'ambulanza, chiudo gli occhi, strigo forte la sua mano tra le mie, mi abbandono a quel suono.
Carissimi, oggi in occasione dell’Epifania vorrei proporvi una poesia scritta dal mio amatissimo nonno molto tempo fa… ma che, per la sua semplicità e concretezza, rispecchia (a mio parere) la realtà dei nostri giorni. Ringraziando Proffina per l’opportunità datami, vi porgo un affettuoso abbraccio e… buona befana a tutti!!! ;o)
La cravatta nera
C’era l’usanza della cravatta nera
per la scomparsa di un affetto caro;
tutto è cambiato in questa nuova era
l’uomo di un tempo è diventato raro
Forse il mio occhio vede troppo nero
ma dove sono i valori morali?
ogni principio sano è al cimitero
penso: sono più saggi gli animali!
Allora, oggi l’uomo cosa vuole
se in ogni campo lui opera male
china la testa come il girasole
perché è di paglia come carnevale
È vuoto dentro, fa solo parole
ha ucciso ogni virtù e tradizione
pietoso io l’accuso e me ne duole
dell’uomo resta solo il pantalone
In questo caso in questa occasione
se lui svolazza come una bandiera
ieri con oggi non fa paragone
io preferisco la cravatta nera.
Antonio
Un buon vino... per ricominciare!
E’ sempre difficile capire come cominciare anzi come… ricominciare. Il saggio e pensieroso David mi ha sicuramente aiutata in questo con le sue dolcissime parole, perché mi ha riportato indietro all’ultimo giorno dell’anno, quando abbiamo brindato insieme.
In particolare mi ha rimandato ad un’ immagine che mi è rimasta impressa nella mente: il vino versato nel fiasco direttamente dalle cisterne. Prima vengo colpita da quel rosso vellutato e quasi cremoso che sembra ambire al suo contenitore come se aspettasse da tempo, come se non vedesse l’ora di riempirlo, quello è il suo percorso, quella è la sua metà. Si compiace di questo perché sa che sta indicando la giusta strada, sa che quel momento non sarà dimenticato facilmente, sa che per chi guarda non è solo un piacere per gli occhi ma un’esperienza di profumo e gusto travolgente, che non solo inebria e rende allegro l’animo, ma viene accolto come linfa nuova, rito propiziatorio per la propria vita.
Riflettevo, allora sul fatto che versare significa “andare verso”, e quindi muoversi per andare incontro, per donarsi, per raggiungere qualcosa o qualcuno, attraverso un cammino, una via che sappiamo dentro di noi, che deve essere percorsa.
Questa è l’esperienza che ci aspetta attraverso le nostre officine, i nostri laboratori. Questo è il mio desiderio e la mia meta per me, per noi terremoti e per tutti quelli che incontreremo su questa strada.
Un altro pensiero. Ci convinciamo spesso che ricominciare significa azzerare tutto, cancellare tutto, ma quel vino si è presentato a noi così rosso, bello, nuovo e spumeggiante perché è passato attraverso tante fasi di produzione. Queste fasi sono cominciate l’anno precedente, quel vino ha una storia dietro, fatta di coltivazione, raccolto, selezione, eliminazione di scorie e di tutti quegli elementi che non sarebbero serviti a renderlo così attraente ai nostri sensi. Così anche Officine, avrà una nuova carica, nuove strade, nuovo sapore, sarà pregiata proprio perché dietro c’è una storia, meravigliosa, la nostra, fatta di momenti meravigliosi e di momenti difficili, dove potare ha significato “raffinare” questo nettare prezioso. Saranno così anche i nuovi passi che faremo insieme.
Qualcuno mi ha detto che Officine è stata la sua sola esperienza positiva quest’anno. Se riuscirà a farci crescere, a metterci in discussione, a farci avere una nuova visione di noi e di quello che abbiamo attorno, se riuscirà a farci vivere in modo diverso tutte le altre esperienze del nostro quotidiano: il lavoro, l’università, le relazioni con gli altri, allora anche quest’anno sarà unica ma… in un senso più ampio.
Allora ricominciamo ragazzi. Gustiamo insieme il miglior vino che abbiamo mai bevuto! Prosit!
Siate felici
Nancy
Scosse di auguri!
Mi piace fare gli auguri così come mi piace fare regali, ma attenzione la mia non è generosità, è solo un azione egoistica, perché fare un regalo è per me donare qualcosa di me, un pezzetto di me, è tutto incluso insieme al pacchetto, perché mi piace… stare in giacenza nel cuore delle persone che mi stanno accanto. Al contrario trovo superfluo riceverli perché la gente che amo è già nel mio cuore, ciascuno al suo posto… RISERVATO.
Anche queste riflessioni sono un dono, un regalo che faccio a me stessa e a voi alla fine di questo 2007. Non sono un bilancio dell’anno passato, non mi piace fare bilanci perché alla fine temo di dare troppo spazio solo alle cose che AVREI POTUTO FARE E NON HO FATTO. Non deve essere così, perché è normale che nella vita di tutti ci siano esperienze che ti riempiono il cuore di felicità e altre di una tristezza immensa, ma tutte devono esserci, perché l’esistenza di tutte e due ci fa camminare, crescere, respirare ogni momento della vita senza sprecarne neanche un po’.
In queste ultime sere trascorse insieme vi osservavo in modo particolare e riflettevo sull’importanza di quello che ciascuno noi, ognuno diverso dall’altro ha “voluto” costruire insieme, mettendosi in gioco. L’esperienza che alcuni di noi condividono ormai da quasi un anno e alcuni da qualche mese ci ha abituati a questo: osservare, gustare quello che c’è intorno a noi e poi scrivere di getto, o riscrivere, tagliare, aggiustare e poi rileggere ancora e far leggere, sbirciando nel frattempo le reazioni dell’altro, con curiosità, sentire le emozioni e le sensazioni degli altri, pelle a pelle, conoscere i loro pensieri, scoprire che il testo che ho appena letto forse può essere letto, percepito, vissuto in maniera diversa dalla mia, stupirsi per il fatto che un racconto, che a me riempie di gioia, a quello che sta di fronte probabilmente non solo non è piaciuto ma lo ha anche infastidito, rendersi conto che solo ascoltando l’altro, e quello che ha da dirmi, posso imparare qualcosa per me e posso crescere uscendo dai miei confini, trascinato fuori dai miei orizzonti meravigliosi, sicuramente, ma limitati solo a me stesso. Scoprire l’irresistibile necessità di dare, di trasmettere me per ricevere, assetato, l’altro… perché nell’altro c’è un’altra parte di me da riconoscere. E non è stato sempre facile... lo sappiamo!
Il migliore augurio che posso fare a ciascuno dei terremoti di carta è quello che io stessa vorrei sentirmi dire con tutto il cuore: considera ogni tua esperienza una nuova possibilità per te stesso e PRETENDI sempre il meglio per te, anche se questo significa aspettare, rinunciare, scegliere la strada più difficile, che apparentemente sembra non avere alcuna convenienza immediata. Questo anno ti porti tutto quello che è meglio per te, sia che tu lo meriti sia che tu non lo meriti, ma se proprio vuoi meritarlo, non accontentarti mai e scuoterai in modo meraviglioso la tua vita e la vita degli altri.
Siate felici
Nancy